Voice Over nel continente nero… con Animo tra i bambini di Yako

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Animo Onlus

Una pezzo di VoiceOver è in partenza. Non sta andando in vacanza, quella è già stata fatta in agosto, piuttosto è pronto per un’esperienza diversa. La destinazione è il Burkina Faso, più precisamente l’orfanotrofio di Yako. Il fine di questa avventura è la realizzazione di un progetto umanitario a carattere sanitario e socio ricreativo per i bambini ospiti della comunità.

Questa storia è iniziata un anno fa, esattamente in questo periodo, quando il destino ci ha riservato un incontro importante di quelli che ti cambiano perché ti iniettano dentro una nuova consapevolezza mescolata a quel sentimento nobile chiamato: speranza. Era una sera di settembre quando conoscemmo Rita Leorato, che da tempo è impegnata direttamente nello sviluppo di questo orfanotrofio collocato in uno dei paesi più poveri del mondo. Non servirono molte parole, bastarono pochi racconti sulle condizioni di vita dei bambini e qualche foto per capire che la sua esperienza sul campo meritava un aiuto concreto, un nostro impegno disinteressato.
Di lì a breve, anche grazie all’aiuto dell’Associazione Animo, realizzammo nel periodo natalizio un calendario di cui il ricavato è andato interamente per l’acquisto di lettini per i bambini di Yako. Ma l’impegno in questa iniziativa benefica a distanza non riuscì a sanare la nostra spinta partecipativa e davanti all’invito da parte di Rita di prendere parte a un progetto umanitario direttamente in loco, le nostra risposta fu un “si” semplice e diretto. Senza condizioni.

Ora che il viaggio si avvicina e le valigie sono quasi colme, lo spirito che ci anima è controverso. Noi andremo lì sicuramente per aiutare. Il gruppo che parte con noi composto anche da due medici ha predisposto un interessante programma sanitario e la realizzazione di spazi ricreativi per i bambini. Ma questo nostro piccolo sforzo a tempo determinato è sufficiente? Ci siamo promessi che la nostra opera non sarà all’insegna del paternalismo e dell’esibito aiuto, che riscatta la coscienza di noi uomini ricchi del pianeta. Ma questo presupposto non cambia la sostanza: il nostro lavoro lì non sarà sufficiente. Bisognerà continuare a lavorare per l’Africa anche quando ritorneremo in Italia.

Seppur il nostro contributo umano non sarà proporzionato al bisogno di quelle popolazioni, questo viaggio aiuterà sicuramente noi che partiamo. Ci aiuterà soprattutto per capire meglio la realtà africana: affamata e appagata nello stesso tempo. Un vero e proprio ossimoro se ci si riflette bene.
Le foto dei bambini e delle operatrici locali dell’orfanotrofio che ci sono passate sotto agli occhi nella preparazione al viaggio che ci guardavano serenamente davanti alla miseria che li circondava non hanno fatto che accentuare questa contraddizione semantica. Come può la vita (espressa in quegli sguardi quieti) convivere con la morte (manifestata nella mancanza di cibo, nelle malattie, nelle insufficienti condizioni igieniche)? Cosa non riusciamo a cogliere di quel mondo? Cosa ci sfugge a noi uomini dalla pancia piena? Questo viaggio sono convinto ci aiuterà a rispondere a questi interrogativi, diventate ormai spine piantate nella nostra pelle bianca.

Siamo pronti, Africa arriviamo per aiutare e nello stesso tempo per comprendere qualcosa in più di te. In questo scambio impari sarai quasi sicuramente tu a darci qualcosa in più! Ma questo potremmo saperlo con certezza solo al nostro ritorno quando attraverso un reportage dettagliato vi racconteremo la nostra esperienza e chi ha aiutato chi.

Buon cammino e buona fortuna.

di Gianfranco Marcucci e Emiliano Giacinti

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