La guerra silenziosa – Il racconto dei due Medici in spedizione con noi

  • 0
633 270 Animo

Animo Onlus
Quando la vita e la professione ti danno l’opportunità di fare un’esperienza unica e così importante per la tua crescita e il tuo futuro, non puoi che condividerla con chi, per cultura e sensibilità si domanda cosa realmente accada in un paese povero e difficile dall’altra parte del mondo. Per questo vogliamo raccontarvi quanto coinvolgente sia stata la nostra avventura, quella di due medici italiani, in un orfanotrofio a Yako in Burkinia Faso in uno dei paesi più poveri del mondo.

Detto fatto. Eccoci in Africa insieme ad altri nove compagni di viaggio. Che dire, l’ansia e la preoccupazione per quello che abbiamo deciso di fare ci assale ma siamo convinte che anche una goccia nel deserto è importante e quindi armate di tutte le buone intenzioni superiamo i dubbi e paure che ci pervadono.
Il nostro viaggio che inizia a Ouagadougou, la capitale del Burkina Faso, ci dà l’immediata consapevolezza della devastante povertà in cui versa quello che è considerato uno dei paesi più poveri al mondo. Le strade non conoscono asfalto, la terra rossa delle strade è un tutt’uno con le misere case fatte di fango, le macchine sono poche e malridotte mentre motorini e biciclette imperversano sulle strade.
Con trepidazione e curiosità visitiamo l’ospedale Saint Camille ed in particolare l’ambulatorio pediatrico che ci mette subito in contatto un una realtà durissima: la sanità è tutta a carico del paziente e quindi se hai i soldi per pagarti visite, farmaci e ricoveri potrai essere curato altrimenti sarai, come dire, spacciato. Ci ritroviamo quindi, grazie all’ospitalità delle suore infermiere, a visitare con loro i bimbi e tra una parassitosi, un attacco di malaria, la grave malnutrizione, ci rendiamo conto che quel bimbo di 18 mesi investito da un motorino, non potrà mai giovarsi di una radiografia alla gamba e del gesso da mettere in un altro ospedale (la sua gambina è fratturata) se non grazie alla nostra fortunosa presenza (solo il corrispettivo di 10 euro). E allora il cuore si stringe nel vedere il volto fiero e dignitoso di quella mamma che con il volto segnato da fame e sofferenza mille volte ci ringrazia.
Noi occidentali siamo certamente maestri di norme igieniche ed efficienza che sentiamo di dover trasmettere al popolo africano per rendere la loro vita migliore, ma quanto abbiamo da imparare in termine di dignità, altruismo, generosità!

Le infermiere ci hanno confermato che quasi il 50% della popolazione vive in uno stato di povertà e che non è in grado di soddisfare nemmeno i bisogni fondamentali. La grave malnutrizione è uno dei problemi emergenti che riguarda circa il 30% dei bambini con meno di 5 anni che si trovano in condizioni di sottoalimentazione cronica. Il tasso di mortalità infantile è molto elevato nei bimbi prima dei 5 anni che a causa delle gravi condizioni di defedamento fisico più facilmente si ammalano di malaria, dissenteria, parassitosi intestinali e infezioni broncopolmonari.
Anche le donne in età fertile sono vittime di un cronico deficit energetico da malnutrizione e. ogni anno, oltre 2000 donne muoiono in Burkina Faso per complicazioni legate alla gravidanza e al parto perchè non possono raggiungere le strutture mediche in grado di curarle, o perché vi arrivano troppo tardi. Molte muoiono perchè i loro familiari non possono pagare l’ospedale. Altre muoiono a causa delle carenze di sangue, farmaci, attrezzature o personale medico qualificato.
Dopo la breve sosta nella capitale ripartiamo per la nostra meta finale: Yako, destinazione l’orfanotrofio WEND-MIB-TIRI ( che vuol dire: Dio sa che loro ci sono). I pochi orfanotrofi sono pieni perché molti sono i bambini che ogni giorno vengono abbandonati ( per la morte dei genitori o per l’ impossibilità a sfamarli).
A WEND-MIB-TIRI ci sono trenta bimbi, tre di 7, 8 e 9 anni, ma la maggioranza ha tra i 7 mesi e i 4 anni
La povertà e la miseria qui è anche maggiore che nella capitale. Il loro pasto quotidiano è riso, mais , miglio e talvolta un po’ di pesce essiccato e questi bimbi possono addirittura ritenersi fortunati perché, a differenza di quelli che si trovano fuori dall’orfanotrofio, essi, all’ora dei pasti, trovano sempre qualcosa da mangiare.

Troviamo bambini con grossi pancioni e occhi bellissimi, ma tristi che, con il passare dei giorni della nostra permanenza, lasciano il posto a sguardi luminosi, grandi abbracci e sorrisi spensierati.
Il nostro compito, in ambito sanitario prevede la valutazione clinica e nutrizionale dei 30 bambini presenti nell’orfanotrofio. E così improvvisando un ambulatorio da campo, abbiamo visitato , valutato peso, altezza, circonferenza del braccio, eseguito un elettrocardiogramma, (e poi…giocato con loro) al fine di ricondurre le caratteristiche fisiche dei bimbi a tabelle elaborate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, sulla malnutrizione.
Soltanto due bimbi si trovano in buone condizioni di nutrizione, tutti gli altri mostrano gradi variabili di malnutrizione e tre hanno mostrato grave denutrizione.
E’ per questo che alla nostra partenza abbiamo organizzato un programma di rialimentazione per i bambini più fragili, acquistando la misola un composto costituito da legumi e cereali con un contenuto di aminoacidi simile a quello delle proteine animali (farine di miglio, soia, arachidi, ferro e vitamine complesse). La denutrizione rende questi bimbi particolarmente fragili e facilmente esposti a malattie per il deficit di difese immunitarie. L’alta mortalità di questi bambini ci riporta al dato inquietante che colloca il Burkina Faso al 174° posto su 177 paesi censiti.
La vita di questo popolo è una guerra continua contro la fame e per la sopravvivenza quotidiana , una guerra silenziosa senza i clamori o i rumori squassanti delle armi da fuoco, una guerra chiusa nei confini dei villaggi che non esce dal burkina o dai confini dell’africa, troppo silenziosa per essere percepita dai popoli dell’occidente e che continua a mietere continuamente vittime fragili, donne e bambini dimenticati e volutamente ignorati.

di Dott.ssa Assunta Santonati e Dott.ssa Nadia Fraone

  • 0

Lascia una risposta