Conto alla rovescia

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Animo Onlus

Sembrava tutto così lontano e invece tra poco si parte.
Era l’inizio dell’anno quando, durante una visita medica, la dottoressa Nadia mi chiese del mio recente viaggio in Burkina Faso, dove da qualche tempo seguo le sorti di un orfanotrofio di cui vi ho accennato qualcosa nel precedente numero, cercando di renderlo un luogo un poco più ospitale e un poco più dignitoso.
Non sempre ne parlo a cuore aperto, perché so che non tutti sono disposti ad ascoltare storie drammatiche.
Ma quel giorno ho raccontato molto, con la disperazione di chi si sente impotente davanti al dolore, con la caparbietà di chi non vuole arrendersi e si aggrappa ad ogni filo di speranza.
Ho parlato delle inesistenti condizioni igieniche, dello spettro della malnutrizione – e di conseguenza della morte – della disgrazia di non avere l’abbraccio di una mamma laddove anche nascere e sopravvivere è assai difficile.
Avevo anche le foto dei piccoli. I dolci bambini dell’orfanotrofio di Yako. Fotografie senza alcun valore artistico, certo; ma quei visetti riuscivano ugualmente a togliere il fiato per la bellezza dei lineamenti, la profondità dello sguardo, la tristezza e il senso di solitudine che trasmettevano.
“Quando pensi di tornare?”, chiese Nadia. “Non so ancora. Devo progettare tutto. Trovare fondi, inventarmi qualcosa per non tornare a mani vuote”. “Settembre?”, insistette lei. “Potrebbe, perché no?”, risposi. E lei di rimando: “Bene, facciamo settembre. Vengo con te.”. Subito dopo Elena, la giovane assistente che assistette alla scena, si inserì di getto nel nostro dialogo: “Vengo anch’io”. Tutto così, su due piedi.
Parlo di questa magnifica cosa che mi è capitata con gli amici, con le persone che piano piano si sono avvicinate a questa realtà e ora mi sostengono.
“Vengo anch’io”, dice Cesare. “Anch’io”, dice Luciano. “Anche noi”, dicono Gianfranco ed Emiliano, coerenti con il loro progetto iniziato qualche mese prima proprio a favore dei bambini di Yako.
E poi ancora si aggiungono Assunta e Daniela, Alfredo e Gina.
Ed eccoci qua, inaspettatamente, in un batter d’occhio, seguendo l’istinto.
Undici persone che non si conoscevano e che all’improvviso decidono di intraprendere un viaggio per amore dei bambini visti in fotografia.
Undici persone che si affidano l’una all’altra e seguono un ideale in comune: spendere un po’ del loro tempo (ed anche dei loro soldi, visto che non godiamo di finanziamenti) a favore di chi non riesce a vivere una vita degna di questo nome.
Non sarà facile catapultarsi in un mondo così diverso, così immobile nel tempo. Ma io percepisco la grande forza che ci muove.
Abbiamo subito avviato i nostri incontri e il programma che ne è uscito è senza dubbio ambizioso. Porteremo e monteremo due pannelli fotovoltaici in grado di fornire un po’ di luce, almeno se qualche piccolo ha bisogno di cure durante la notte (che lì durante tutto l’anno comincia alle sei del pomeriggio e termina alle sei del mattino). Faremo lavori di manutenzione, metteremo zanzariere alle finestre, costruiremo altalene ed altri giochi perché questi bambini abbiano degli stimoli, studieremo la possibilità di piantare qualche albero, sia per sfruttarne l’ombra sia per poter cogliere dei frutti. Terremo un semplice breve corso di cucito ed anche di gestione dell’orfanotrofio. Ma soprattutto terremo un corso igienico-sanitario (anche con l’aiuto di disegni), aperto non solo alle donne che lavorano nella struttura ma a tutte le donne del villaggio che lo vorranno, perché siamo consapevoli che se le donne acquisiranno determinati concetti, saranno in grado di cambiare le sorti della loro comunità.

Tutti i bambini verranno visitati e schedati, di modo che si possa controllare il loro sviluppo. È stato organizzato, inoltre, un progetto di “telemedicina”, in collegamento con l’ospedale San Giovanni di Roma, affinché tutti i bimbi possano ricevere un elettrocardiogramma ed una consultazione cardiologia.
Un bel programma, insomma, di cui vado fiera.
Ed ecco cominciato il conto alla rovescia. Ormai manca davvero poco, il 5 settembre si parte per quest’avventura.
Un’avventura che speriamo riuscirà a cambiare qualcosa nella vita dei bambini dell’orfanotrofio e delle donne che, malgrado le condizioni, tentano di gestirlo e magari migliorare le condizioni di tutta la comunità.
Un’avventura che sicuramente cambierà le NOSTRE vite.
Ai miei compagni di avventura, grazie per questo viaggio insieme.

di Emiliano Giacinti

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