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Animo

Alcune mie riflessioni di fine missione

Ouagadougou, 25 maggio 2015

Fine missione… anche se io non vedo mai la fine ma solo un saluto temporaneo.
Sono stati venti giorni duri e pieni di realtà, una realtà che ogni volta sento più vicina e credo debba appartenere a tutti gli abitanti di questo pianeta. Qui in Burkina Faso le persone si alzano la mattina e debbono affrontare problemi vitali come la scarsità d’acqua, cibo ed istruzione mentre la gran parte di noi occidentali continua a guardare chissà cosa volendo arrivare chissà dove.

Io arrivo ogni volta volentieri in questa terra arsa dal sole. In questa missione di Animo Onlus ho seguito la costruzione di tre pozzi in luoghi dimenticati dal mondo dove sono certa che solo il loro dio riesce a dargli la forza di tenere duro perché è davvero inumano vivere senza possibilità di facile accesso all’acqua. Ne ho patito anche io che comunque al ritorno di ogni viaggio l’acqua l’ho sempre trovata nella mia camera!
Oltre ai pozzi ho seguito la costruzione di una scuola in un villaggio di più di ottomila persone dove le classi attualmente sono composte da 80/100 bambini. Mi piace l’idea che creiamo spazi per l’istruzione che serviranno poi a rendere liberi e sapienti questi ragazzi al punto da poter decidere del proprio futuro e comprendere pienamente la fortuna delle radici che li tengono ben saldi a terra.

Sempre sul fronte dell’istruzione ho seguito la costruzione di un’altra scuola che noi di Animo stiamo realizzando. In questo caso la situazione che ho trovato è stata più complicata ma dopo vari sopralluoghi e con un forte senso di comprensione, unione e pragmatismo hanno fatto sì che io riparta tranquilla e certa che le criticità siano definitivamente superate.

Tiro le somme e mi sento di aver fatto il possibile per fare il meglio per queste persone che ogni giorno mi hanno regalato un sogno, un sorriso, una canzone, un’emozione, un abbraccio, nonostante siano schiacciati da una terra debole e affaticata e da una dittatura durata troppo tempo per permettere di rialzarsi facilmente.
Torno in Italia ma con me porto il Burkina Faso con tutti i suoi problemi e tutta la sua voglia di vivere.
Vi lascio con una canzone che mi ha accompagnato in questi giorni africani.
VIVE SANKARA!

Alessia Lana
Responsabile di missione – Animo Onlus

Un primo passo verso la Cittadella della Solidarietà

Comunichiamo ai soci, ai volontari e a tutti i nostri sostenitori che l’amministrazione comunale di Ladispoli – facendo seguito alla richiesta della sede di Via Milano come luogo per far nascere una cittadella della solidarietà – ci ha convocati venerdì 22 maggio alle ore 12.00 insieme agli altri soggetti firmatari per conoscere e stabilire insieme modalità e forme per una possibile collaborazione in merito.

Non è ancora una vittoria ma questa apertura è sicuramente il primo passo per dare una stabilità definita al progetto “Nessuno si salva da solo” e per rendere finalmente operativo il progetto della “Cittadella della Solidarietà” che farebbe diventare Ladispoli un laboratorio interessante nel campo del welfare partecipativo e sarebbe un approdo per un tema a noi caro e cioè quello della comunità solidale.

Inoltre, comunichiamo che il progetto Nessuno si salva da solo riprenderà il servizio nei locali del teatro Massimo Freccia a partire da lunedì 25 maggio con un turno serale straordinario.

La cultura fa bene all’ANIMO

Alcune precisazioni in merito alla sospensione del progetto Nessuno si salva da solo:

Per Animo la cultura è uno degli aspetti più importanti dell’esistenza. Molti di noi lavorano quotidianamente nel campo artistico e culturale e per tale motivo conoscono le fatiche e le difficoltà di chi vive realizzando opere creative o producendo festival e spettacoli.

Ci dispiace enormemente che la nostra battaglia per la sede di Nessuno si salva da solo abbia potuto creare problemi allo Street art – Ladispoli 2015 – festival II edizione che sta partendo in questi giorni a Ladispoli. Abbiamo apprezzato il comunicato di solidarietà verso la nostra protesta espresso dall’organizzazione del festival e li ringraziamo nuovamente per il sostegno. Avremo tanti difetti ma siamo persone sincere e non stiamo operando nessun tipo di boicottaggio occulto verso il festival.

Queste logiche non ci appartengono e anzi offendono la nostra onorabilità e la nostra storia associativa. La scelta di sospendere il servizio, lo ripetiamo per l’ennesima volta, deriva dall’impossibilità di far coesistere un progetto sociale come il nostro e una rassegna artistica di alto livello tecnico nello stesso momento in quel retro palco. E qualsiasi persona può vederlo entrando in quello spazio.

Non vogliamo essere strumentalizzati su un tema a noi caro – la cultura, già tanto maltrattata ovunque – e ripudiamo con forza queste stupide maldicenze da strapaese. Non scherziamo: la cultura fa bene all’ANIMO!

Consiglio direttivo Associazione Animo

Facciamo nascere “La Cittadella della Solidarietà”

Questa mattina Animo Onlus e Humanitas in riferimento alla richiesta di una sede idonea e definitiva nella quale poter svolgere i loro progetti e in accordo con Società Cooperativa Pixi, Associazione Metamorfosi e LiberaPresidio di Ladispoli e Cerveteri – durante un incontro con Roberto Ussia, assessore alle politiche sociali del Comune di Ladispoli – hanno chiesto ufficialmente all’amministrazione comunale la sede di Via Milano come luogo per far nascere una cittadella della solidarietà che ponga fine alla situazione di precarietà nella loro azione quotidiana di contrasto alla povertà e lotta al disagio sociale.

L’emergenza che questa crisi ha generato necessita di risposte adeguate che solo una relazione stretta tra il settore pubblico e gli operatori del sociale può garantire. Per i proponenti è quindi giunto il momento – che dalla comunanza di intenti – si passi ai fatti. Bisogna intervenire subito e la sede di via Milano, inaugurata anni fa e ancora mai utilizzata, risponde a tutti i requisiti per poter svolgere i vari progetti sociali già attivati e che hanno raggiunto numeri incredibili.

La creazione della cittadella ha come obiettivo quello di far convergere in uno stesso luogo le varie esperienze associative del settore presenti nel territorio creando sul campo un modello di welfare partecipativo nelle politiche sociali di Ladispoli.

La Cittadella della Solidarietà sarà un luogo aperto, un punto di riferimento dove i cittadini in difficoltà potranno trovare uno strumento efficace per risolvere il disagio e contemporaneamente un luogo dove altri cittadini che lo desiderano potranno mettere in campo competenze, professionalità o anche solo una parte del proprio tempo per prender parte alla comunità solidale lavorando nei progetti realizzati dalle varie associazioni.

I soggetti proponenti – durante l’incontro di questa mattina – si sono resi disponibili sin da subito a discutere con l’amministrazione comunale tutte quelle modalità operative che dovranno portare alla nascita di questo luogo aperto nella sede di via Milano. A tal fine hanno dato piena disponibilità a ricercare forme di partecipazione e progetti condivisi con il centro anziani, ai quali quella sede è sulla carta destinata e si sono impegnati anche a mettere in campo risorse, impegno ed energie per rendere pienamente agibile la sede nel più breve tempo possibile.
Per tutti i soggetti proponenti “La Cittadella della Solidarietà” è un obiettivo non più rimandabile, un’esigenza reale oltreché una priorità per la Ladispoli che verrà. Speriamo che lo sia – nei fatti – anche per questa amministrazione. Si attende, fiduciosi, una risposta.

Firmatari:

GIANFRANCO MARCUCCI – Presidente Associazione Animo Onlus
IDA ROSSI – Responsabile Progetto Humanitas
VALERIA MASTROPIETRO – Presidente Pixi – Società Cooperativa Sociale
MARA CAPORALE – Associazione Libera – Presidio di Ladispoli e Cerveteri
SABRINA SABELLICO – Presidente Associazione Metamorfosi

Il progetto “Nessuno si Salva da Solo” è sospeso in attesa di una sede da parte del Comune di Ladispoli

Il progetto “Nessuno si Salva da Solo” è sospeso in attesa di una sede idonea e definitiva da parte del Comune di Ladispoli.

In questi anni la nostra associazione è sempre stata fonte di notizie positive riguardanti tanti progetti sociali realizzati con successo grazie all’impegno e la passione di tante persone. Questa volta invece siamo costretti a condividere con voi una notizia dolorosa: “Nessuno si Salva da Solo” – il progetto di scambio e riuso di abiti e accessori per bambini da 0-12 anni attivo da due anni – che soddisfa i bisogni di oltre 200 famiglie in difficoltà economica del territorio è da oggi sospeso.

Il progetto tornerà ad essere operativo solo quando il Comune di Ladispoli riuscirà a individuare una sede idonea e definitiva per un’iniziativa tra le più virtuose realizzate in questi anni nella nostra città.
Questa decisione sofferta avviene dopo che il Comune ci ha chiesto di sgomberare temporaneamente una parte dei locali del retro palco del Teatro Massimo Freccia – dove il progetto viene svolto – per permettere la realizzazione dell’imminente Street Art Festival.

Secondo gli accordi presi qualche tempo fa con l’Assessorato alle Politiche Culturali questo sgombero temporaneo doveva interessare solo una piccola parte dei locali, ma con grande stupore ieri mattina un responsabile del Comune ci ha comunicato che lo spazio che serviva doveva essere molto più grande.
Questa richiesta per noi è inaccettabile perché significherebbe spostare – solo per una settimana – centinaia di scatoloni contenenti oltre 30.000 vestiti raccolti per poi ricollocarli nello stesso posto una volta terminata la manifestazione. Un lavoro oltremodo dispendioso per i nostri volontari.

Quello che forse il Comune non comprende – nel momento in cui ci chiede di spostare gli scatoloni catalogati – è l’enorme lavoro (totalmente gratuito) che c’è dietro a “Nessuno si Salva da Solo”. I nostri volontari ogni settimana dividono centinaia di vestiti inventariandoli per taglie, sesso, stagioni e tipologie di abito riponendoli con una logica ben precisa nelle scatole. Ogni spazio occupato ha un senso e questo sgombero comprometterebbe tutto il lavoro svolto in questi mesi.

Inoltre, questa decisione rallenterebbe il servizio in un periodo nel quale invece siamo costretti a fare turni serali per garantire la distribuzione dei kit ai tanti bambini che seguiamo e che aumentano ogni giorno.
Ma quello che più ci ferisce in tutta questa storia è la totale sottovalutazione che questa Amministrazione ha dimostrato nei confronti di un progetto sociale che al contrario andrebbe valorizzato e messo nelle condizioni di crescere e svilupparsi al meglio. Sono mesi che chiediamo un incontro per trovare una sede definitiva a “Nessuno si Salva da Solo”. Perché siamo i primi a non volere occupare uno spazio – come il retro di un teatro – adibito ad altra destinazione d’uso e che non è per nulla adatto per poter svolgere un servizio come il nostro.
Qualche mese fa avevamo proposto in accordo con altre associazioni una “Cittadella della Solidarietà”, uno spazio fisico nel quale poter riunire una rete di enti ed operatori del terzo settore. Dopo una prima riunione nella quale tutti gi amministratori – a partire dal sindaco – hanno appoggiato calorosamente l’idea, nessuno però ci ha più convocato per dare seguito all’iniziativa.

L’episodio dello Street Art Festival è quindi per noi solo la goccia che ha fatto traboccare un vaso fatto forse di troppe promesse, tante pacche sulle spalla e mai una vera soluzione a un problema reale: una sede idonea per un progetto che merita rispetto e considerazione.
Siamo stanchi e arrabbiati. Lo vediamo soprattutto nelle facce delle tante volontarie che ogni settimana, tra mille impegni, non mancano mai all’appuntamento con “Nessuno si Salva da Solo” dimostrando di credere realmente nella solidarietà come strumento rifondativo della nostra comunità. Ed è soprattutto per il rispetto che nutriamo verso l’impegno impagabile di queste meravigliose persone che chiediamo a questa Amministrazione di intervenire e trovare al più presto una soluzione concreta al nostro problema. Siamo i primi a comprendere che la crisi economica ha strozzato gli enti locali ma non riusciamo davvero a credere che un Comune di 40.000 abitanti non possegga risorse o strutture per stabilizzare un progetto come il nostro.

Siamo bravi, ce lo dicono in tanti, soprattutto i politici, ai quali però ricordiamo che non siamo pacchi da spostare alla prima evenienza o peggio ancora animali da fiera da mostrare quando fa più comodo. Noi siamo – insieme a tante altre associazioni del territorio – gli elementi più vitali di questa comunità, gli assi portanti che tengono a galla una città che ogni giorno di più rischia di disgregarsi e affogare nel mare dell’egoismo e dell’apatia. Solo per questo desideriamo rispetto e, prima che sia troppo tardi, una risposta.

Gianfranco Marcucci – Presidente Animo Onlus

Finanziati quattro progetti grazie all’Otto per Mille Chiesa Valdese

Anche quest’anno ringraziamo sentitamente l’Otto per Mille Valdese per aver creduto in noi e per sostenere i nostri progetti. Grazie al sostegno dell’8×1000 della Tavola Valdese potremo costruire una scuola, due pozzi e ristrutturare un orfanotrofio, in Burkina Faso. Mille volte grazie… #sullabuonastrada

Progetti finanziati anno 2014

1) Un pozzo per Nabasnogo – Costruzione di un pozzo per l’approvviggionamento dell’acqua potabile

2) Un pozzo per Forè – Costruzione di un pozzo per l’approvvigionamento dell’acqua potabile

3) La scuola di Bangoula – Ristrutturazione della scuola di Bangoula deteriorata da uragani e inondazioni

4) Ristrutturazione dell’Orfanatrofio Cissin – Fase 2

Nel 2013 l’Otto per mille delle chiese valdesi e metodiste ha finanziato oltre 900 progetti, di cui il 50% circa all’estero per un totale di oltre 37 milioni di euro.

Si tratta di progetti sociali, culturali e assistenziali realizzati da centinaia di associazioni di diverso orientamento culturale e religioso.

Sul sito dell’Otto per mille della Chiesta Valdese è possibile visionare e scaricare i resoconti dettagliati dei progetti sostenuti negli ultimi anni dalla Tavola Valdese.

Scambio e riuso di abiti a Ladispoli. Il successo di “Nessuno si salva da solo”

A volte i numeri esprimono meglio di qualsiasi altra cosa il buon esito di un’iniziativa e quelli di Nessuno si salva da solo – progetto di Animo Onlus nato in collaborazione con l’assessorato alle politiche sociali del Comune di Ladispoli che prevede la raccolta e la distribuzione di abiti e accessori usati per bambini da zero a dodici anni – sono impressionanti.

In poco più di un anno di attività i volontari dell’associazione hanno raccolto tra la cittadinanza ladispolana più di 30.000 abiti e accessori che – una volta selezionati e inventariati – sono stati poi redistribuiti, sotto forma di 463 kit invernali ed estivi, a 265 bambini residenti a Ladispoli. Le famiglie attualmente seguite sono 165. Inoltre, grazie all’aiuto di Comifar Spa si è provveduto a consegnare ai bambini più piccoli più di 100 kg di latte in polvere.

“Quando abbiamo iniziato ad aprile dello scorso anno – afferma Sara Candelletta, responsabile del progetto – non avremmo mai creduto di raggiungere questi risultati. Volevamo aiutare qualche famiglia di Ladispoli ma poi settimana dopo settimana le famiglie che chiedevano aiuto aumentavano così come le buste di abiti e accessori che tantissimi cittadini ci lasciavano nei punti raccolta sparsi nella città”. Da piccolo fiocco di neve Nessuno si Salva da solo si è trasformato presto in una valanga piena di solidarietà e partecipazione.

“Vorrei ringraziare a nome di tutta Animo Onlus – continua Sara Candelletta – i tantissimi volontari, arrivati oggi a più di 30, che ogni settimana si impegnano a inventariare, coordinare, confezionare e distribuire i kit destinati ai bambini di Ladispoli. E naturalmente un plauso è indirizzato anche a tutti quei cittadini che hanno donato abiti e accessori da riutilizzare. Il successo di questa iniziativa è stato veramente il risultato di uno sforzo collettivo di solidarietà e condivisione che grazie ad Animo Onlus si è innescato nel territorio di Ladispoli”.

Il progetto nato nell’aprile dello scorso anno per contribuire a porre rimedio alla crisi economica che ha colpito tantissime famiglie del territorio nei fatti è diventato qualcosa che travalica l’esperienza emergenziale.

“Nessuno si salva da solo – afferma Gianfranco Marcucci, presidente di Animo Onlus – è nato prima di ogni altra cosa per diffondere nel territorio la cultura del riuso e del riciclo e rientra pienamente nel concetto di comunità solidale ed ecosostenibile che la nostra associazione auspica diventi prassi diffusa in questo nostro territorio. Quando con il tempo molte famiglie assistite hanno cominciato ad offrire, in cambio del kit che noi donavamo, altri vestiti o accessori non più usati dai loro figli, abbiamo capito che la logica dello scambio si era ormai innescata e che l’obiettivo di fondo, il riuso come pratica quotidiana, era stato centrato”.

“Esperienze come la nostra – conclude il presidente di Animo Onlus – rimettono in gioco valori come la condivisione, la solidarietà, la logica del dono che sono linfa vitale per qualsiasi comunità. Veniamo da decenni dove ha dominato la cultura del profitto in ogni aspetto della nostra vita, il consumo come fine ultimo dell’esistenza umana, la competizione come cifra distintiva nei rapporti tra le persone, l’individualismo come modello dominante. Il risultato è stato un aumento delle diseguaglianze e un impoverimento economico e morale. Per ripartire e ridare senso al nostro vivere insieme serve promuovere e realizzare – soprattutto nei territori – progetti come il nostro”.

Ora Nessuno si salva da solo si ferma per l’estate ma tornerà a settembre per continuare questa splendida avventura solidale ed ecosostenibile.

Tutte le info sul progetto Nessuno si salva da solo

Festa di Primavera 2014

festa-primavera-2014Anche quest’anno per il secondo anno consecutivo, Animo parteciperà alla Festa di Primavera, giornata di giochi e condivisione destinata alla raccolta fondi che verrà destinata a Cure Thalassemia e in parte ad Animo Onlus.

Grazie a Patrizia Morucci per l’opportunità e la fiducia concessaci.

Accendi la luce. Accendi la speranza | Diario di viaggio

Il viaggio è stato lungo e a tratti faticoso. Ci siamo spinti dentro questo territorio fino quasi a lambire i suoi confini con il Ghana, il pannello fotovoltaico lo abbiamo dovuto montare sul tetto della jeep e affrontare un tragitto di quasi quattro ore metà del quale su tratte dissestate e pregare il cielo di non perderci per strada il prezioso carico.

Dal finestrino scorrono costruzioni di terra cruda che si alternano a quelle in mattoni più moderne, colonne di persone in bicicletta, motorini, minibus, carretti trainanti da asinelli che ai bordi della via maestra superiamo avvolgendoli in una nuovola di polvere. Persone che si spostano o che spostano cose lungo gli assi di vie di comunicazione che sembrano non portare da nessun parte. Sfilano i maestosi baobab, alcuni piantati nel suolo da tempi immemorabili per un uomo, gli alberi di mango dalla folte chioma a generare un ampio diametro d’ombra sottostante dove trovano riparo capre, asini o buoi che pascolano liberamente apparentemente senza padroni.

L’arrivo nei villaggi è sempre un’emozione forte. Capita spesso, come in questo caso, che alcuni abitanti vi vengano incontro a qualche kilometro dalle abitazioni in sella ad un motorino per indicarvi la strada e poter così annunciare anticipatamente il vostro arrivo al resto della popolazione. All’apertura dello sportello vi ritrovate circondati da decine e decine di bambini, incuriositi dalla presenza dell’uomo bianco che qui come in molti altri villaggi è un evento che sa di eccezionalità. Tutti gli sguardi sono puntati su di noi.

Bienvenue!

Nel scrivere il resoconto di questi ultimi giorni provo una grande emozione nel potervi informare che abbiamo accesso la luce nella scuola di Yerba Peulh. Abbiamo concesso la possibilità alla comunità di poter aver accesso all’energia elettrica in maniera autonoma con l’installazione del pannello fotovoltaico sul tetto della scuola garantendo l’illuminazione dello stabile attraverso quattro punti luce e la possibilità di ricarica elettrica attraverso l’installazione di due prese da 220v.

D’ora in avanti si aprono nuove possibilità per gli abitanti del villaggio di poter usufruire di questa risorsa attraverso la realizzazione di corsi serali per le donne, l’impiego da parte dei professori della struttura nelle ore diurne per la preparazione delle lezioni o della semplice ricarica dei dispositivi cellulari che anche qui è uno strumento diffuso per le comunicazioni interpersonali.

Un ringraziamento speciale va a Lorenzo Atzori, il più anziano del gruppo, l’esperto tecnico che ci ha accompagnato in questo viaggio e che è stato il primo artefice della messa in opera del circuito elettrico alimentato ad energia solare. Le sue capacità ma soprattutto la sua caparbietà ci hanno permesso di superare alcune difficoltà tecniche dovute al contesto di lavoro in cui ci siamo trovati ad operare (un tetto di lamiera su cui installare la struttura, il caldo intenso, la mancanza di poter reperire altro materiale oltre a quello che avevamo portato con noi).

L’altro ringraziamento lo rivolgo a tutti coloro che hanno creduto in questo progetto e vi hanno voluto partecipare facendo così in modo di poter accendere una speranza.

Vi porto anche il ringraziamento sentito dell’intera comunità che nei nostri confronti si è manifestato nell’ospitalità ricevuta durante il nostro soggiorno, dall’accoglienza festosa che abbiamo trovato al nostro arrivo, alla preparazione dei pasti da parte delle donne, alle innumerevoli mani che hanno voluto stringerci per un saluto.

Il nostro viaggio in Burkina Faso continua con il monitoraggio dei altri progetti già avviati nelle precedenti spedizioni, con la possibilità di tornare con nuove richieste d’intervento, da trasformare in progetti e poi in realtà concrete come quella che abbiamo costruito insieme, perchè se uno sogna da solo è solo un sogno, se tutti facciamo lo stesso sogno è l’inizio di una nuova realtà

Massimiliano Desiderio

Aggiornamento da Yako

Wend bip tiri, “Dio sa che ci siamo”, questo il nome dell’orfanotrofio che ad oggi ospita 29 bambini abbandonati da un destino che gioca brutti scherzi. C’è chi si trova qui perchè la propria madre non ha superato il parto ed il padre non può prendersene cura; c’è chi è figlio di una madre pazza che aveva perso gli occhi in una nottataccia e senza conoscere il padre e senza essere cosciente piu di tanto di se stessa lascia per strada un cucciolo innocente, c’è chi anche non ha fisicamente nessuna figura e quindi i parenti più prossimi chiedono aiuto a queste strutture, a questa struttura che ormai da 25 anni (festeggiati lo scorso 20 ottobre) sotto la guida di persone dal cuore grande, Maman Albertine, e dal figlio Alain, cerca di rendere la vita vita di questi piccoli un pò meno amara e chiede aiuto a noi “poveri dentro” per permetterle di dare un abbraccio in piu a questi bambini.

Animo si impegna da tre anni affinchè questo sia possibile,affinchè questi bambini oltre a una permanenza degna di una vita nella struttura possano avere anche delle armi per poter crescere all’interno di essa. Tutto questo entrando sempre in punta dei piedi e lasciandoci guidare direttamente da chi questa terra la vive,da chi questa cultura ce l’ha dentro,cioè da Maman ed Alain.
Sono tre anni che tocco con mano la realtà di questo orfanotrofio e purtroppo, oltre ad interventi per sopperire emergenze di tipo monetario, non c’è mai stato quel salto in piu che potesse rendere questo posto autonomo, tranne uno spiraglio di luce nell’ultima missione nel mese di dicembre, dove, con l’intervento di due persone, qualificate nell’ambito educativo e medico si è guardato oltre.

Siamo arrivate e lo scenario d’impatto è sempre forte, sia dal punto emozionale che dal punto delle condizioni igieniche (sia per me che ormai sono abituata,sia per le ragazze che ancora piu subiscono l’impatto). Troviamo bambini ammassati in terra piangenti nella lunga attesa di fare il bagno, accerchiati da animali vari e pipi e cacca sparsi da ogni parte (letti, in terra ed anche addosso ai bambini) e in tutto questo le nouricces che inermi e passive lasciano che tutto passi cosi.
Da tutto questo le due ragazze si rendono conto che l’intervento piu utile da fare non è direttamente con i bambini ma con le donne che seguono quest’ultimi e direttamente con Maman ed Alain.
Nella prima sera, accompagnate da una buonissima cena preparata dalle donne addette alla cucina ed insieme ad Alain e Maman ci si comincia a confrontare sul lavoro da fare nei giorni successivi, ascoltando le richieste di aiuto di una Maman Albertine stanca, provata dalla lontananza di Leonie e che non riesce piu a vedere come riuscire a far capire alle nourices il modo piu giusto di LAVORARE con i bambini, di accompagnarli nella crescita, cercando di sopperire alle mancanze affettive che inseguono questi bambini. Ci fa presente che prima del nostro arrivo ha cercato di parlare con loro, di metterle davanti ad una necessità di impegno maggiore da parte loro e soprattutto di responsabilità e regole. Questo discorso ci apre le porte, ci far rendere conto che la strada che si voleva percorrere è la stessa e questo ci riempie il cuore….allora si parte!

Si organizza insieme ad Alain per i giorni successivi un corso di formazione teorico\pratico insieme a tutte le donne che lavorano nell’orfanotrofio. L’affluenza è tanta, con qualche piccola assenza in giorni alterni.(da sottolineare che alcune donne finivano il loro turno di 24 ore e rimanevano al corso).
Nonostante i tempi di spiegazione era molto lunghi,in quanto c’era il passaggio in tre lingue diverse, le donne hanno sempre mantenuto un grado di attenzione e coinvolgimento sempre alto.
Preambolo alla formazione attento a spiegare le nostre intenzioni di aiuto e non di imposizione, di donar loro i mezzi per riuscire a rendere il loro LAVORO piu leggero e divertente, con delle piccole nozioni riguardo l’importanza di stimolare i bambini, mostrate direttamente con esercizi fisici su se stesse, nei quali si sono divertite molto! Nei giorni seguenti abbiamo ricevuto molti ringraziamenti da parte di Maman che non smetteva di dirci quanto aveva bisogno che qualcuno l’aiutasse all’interno dell’organizzazione lavoro con le nourices… ci spiega che non tutte le donne fanno il loro dovere, non amano come lei vorrebbe questi bambini e che tra tutti i corsi di formazione fatti, nessuno le aveva permesso di comprendere e studiare la psicologia dei bambini per lei sempre stata una cosa da voler approfondire. Nei momenti di riposo ci si confrontava con le donne, con Maman ed Alain per capire se quello che si faceva venisse capito e fatto proprio e la dove non c’erano cose chiare, le due ragazze sono sempre state pronte a mostrare insieme a loro le attività e i ruoli da svolgere. Nozioni e giochi hanno fatto poi spazio ad una richiesta di Maman ed Alain di dare direttamente delle regole nello svolgere il LAVORO con i bambini ed anche organizzativo degli spazi e cosi insieme ad Alain si è pensato di fare dei fogli-lavoro nei quali le donne potessero direttamente controllare i punti di attenzione. Di tutto il lavoro delle nourices con i bambini e non, Maman e Alain soprattutto, saranno i diretti supervisori.

I punti generali che nel corso dell’intervento delle due psicologhe\educatrici sono stati toccati, sottolineati, sono stati l’importanza dell’igiene degli spazi e del bambino (pannolino obbligatorio, facendogli capire che se cosi fanno, il lavoro diminuisce…. ci saranno meno panni da lavare, meno lenzuolini e spazi piu sani e puliti anche per loro che qui ci passano l’intera giornata) e l’importanza della figura della nourices all’interno dell’orfanotrofio, fondamentale quanto delicata per lo sviluppo fisico\cognitivo dei bambini e per questo deve essere un ruolo attivo. Donne che venivano a ringraziare le due educatrici per i lavoro fatto ogni giorno, per i mezzi donatogli e la possibilità in questo di vedere chi veramente, all’interno dell’organico, può fare la differenza e magari spronare le altre a fare lo stesso.

Sicure di non aver imposto nulla, ma di aver dato voce ad un aiuto che fa guardare lontano,che guarda ciò che veramente è importante, i bambini ricordandoci che una volta tornati a casa saranno loro a giovare di un buon lavoro fatto o ad essere ancora una volta abbandonati dietro un lavoro passivo. Maman ci abbraccia e spera di poter vedere di nuovio questi “angeli” come ha identificato Patrizia e Cecilia che le hanno ridato un pò di forza per crederci ancora.

Alessia Lana